mercoledì, Ottobre 21

Lo studente universitario Jay (Austin Abrams) compie una pericolosa immersione per recuperare i resti del padre Mitt (Josh Brolin) con cui ha avuto un rapporto tormentato.

Finito nelle fauci di un gigantesco capodoglio, il giovane dovrà lottare disperatamente per sopravvivere.

Dall’episodio biblico di Giona fino a Pinocchio, passando per Moby Dick e Star Trek IV – Rotta verso la Terra, le balene, anche se in questo caso si tratta di un capodoglio che a differenza della balena in senso stretto ha, come si vede nella pellicola, una dieta prettamente carnivora (soprattutto di calamari, anche quelli giganti che hanno ispirato leggendari mostri marini come Kraken), possiede un apparato digestivo più complesso e anche ricca struttura sociale con “famiglie”guidate da una femmina anziana, hanno sempre affascinato l’universo letterario e cinematografico, così come ha fatto il soggetto, presente soprattutto nei thriller e negli horror che vede il protagonista intrappolato in un luogo chiuso e in imminente pericolo, pensiamo a titoli come Panic Room di David Fincher, Buried di Rodrigo Cortés o Mine degli italiani Fabio Resinaro e Fabio Guaglione che si spingono addirittura a rappresentare l’idea di isolamento in un luogo aperto anziché in uno chiuso.

In questa pellicola, il regista Brian Duffield, proseguendo in un certo senso il discorso della persona normale coinvolta in una situazione estrema iniziato con Nessuno ti salverà del 2023, prendendo spunto da autentici fatti scientifici sulla vita e le abitudini dei cetacei costruisce un’opera interessante e dal buon ritmo narrativo che anche grazie alle buone prove recitative degli attori,il giovane Austin Abrams protagonista del recente Resident Evil e il mitico Josh Brolin (i quali avevano già lavorato insieme in Weapons di Zach Cregger), riesce a superare, o, meglio, a rendere accettabile per il pubblico, una storia dalla premessa improbabile di un ragazzo compie una pericolosa immersione nell’oceano per cercare i resti del padre morto in mare un anno prima e finisce nello stomaco di un cetaceo, anche se certamente i flashback di Jay servono a spiegare il complesso rapporto col genitore e la sua personale elaborazione del lutto ma non bastano a superare le evidenti difficoltà narrative di questo genere di trama che infatti spesso deve ricorrere (vedi la scena delle orche) a espedienti come lo spettatore onnisciente che può assistere agli eventi esterni,

privando, in nome della spettacolarità hollywoodiana, il film di quell’effetto estraniante e claustrofobico che ne costituisce uno dei punti di forza.

Nel complesso un buon prodotto, più di un banale film d’azione, meno (e lo dico con rammarico per le potenzialità inespresse) di un horror psicologico di livello.

Andrea Persi

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giubors
“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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