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    A Dire il Vero, La Recensione.

    giuborsBy giubors11 Febbraio 2024Updated:11 Febbraio 2024Nessun commento2 Mins Read

    Beth (Julia Louis-Dreyfus) è una scrittrice che ha avuto un discreto successo con la sua opera autobiografica d’esordio e ora sta cercando di completare un nuovo libro. È sposata felicemente con Don (Tobias Menzies) psicologo che comincia ad avere difficoltà sempre maggiori sul lavoro in cui sembra non riuscire ad aiutare i propri pazienti. La sorella di Beth, Sarah (Michaela Watkins), è un arredatrice di interni alle prese con clienti incontentabili che a sua volta è sposata con Mark (Arian Moayed) attore teatrale con scarsa fiducia in se stesso. Quando Don fa un’osservazione poco felice sul nuovo libro di Beth, la donna comincia a mettere a farsi domande sulla sua vita e il suo matrimonio.

    Insulso film sul solito gruppo di newyorkesi dell’upper class che svolgono lavori improbabili, che si sentono complessati non si sa bene da cosa e che trovano nel capitalismo la soluzione di tutti i loro guai (un nuovo lavoro, un ritocchino chirurgico).

    Nell’ora è mezza di film la regista Nicole Holofcener (già regista de La seconda vita di Anders Hill con Ben Mendelsohn) ci propina situazioni surreali (vedi il dialogo tra Beth e sua sorella con la madre sull’insalata di patate o la ripetitiva sequenza in cui Sarah cerca di soddisfare gusti di una difficile cliente alla ricerca di una lampada a muro) che non farebbero ridere nemmeno Joker e che risultano del tutto incomprensibili nel veicolare un discorso serio (o semiserio che sia) sui problemi della moderna vita di coppia.

    Tragica anche la recitazione, con un cast (escluso l’ex principe Filippo della serie The Crown Tobias Menzies) empatico ed espressivo come un gruppo di mummie, a cui si può però riconoscere l’attenuante di essere alle prese con un copione senza capo né coda che vorrebbe far reggere la storia sulla velleitaria idea delle conseguenze di un’innocente bugia coniugale, la quale, in realtà, finisce con l’assumere un ruolo marginale nelle strampalate sottotrame del racconto messe lì tirare avanti fino a una durata dignitosa.

    Insomma, non lo scrivo spesso, ma si tratta di un film brutto e confusionario su tutta la linea che probabilmente vedremo presto sparire dalle sale e finire in qualche piattaforma streaming low cost.

    Andrea Persi

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