L’esperto esorcista Padre Gabriele Amorth (Russel Crowe), inviso alla Curia Romana, ma stimato dal Papa (Franco Nero), deve affrontare un pericoloso demone che ha preso possesso del corpo del piccolo Henry (Peter DeSouza-Feighoney) e architettato un complesso piano per colpire la Chiesa.

Nel lontano 1999, il regista Peter Hyams girò un bel film (Giorni Contati) in cui il roccioso Arnold Schwarzenegger si scontrava nientemeno che con Satana (interpretato da Gabriel Byrne) per scongiurare l’apocalisse nel nuovo millennio. 25 anni dopo l’esordiente Julius Avery alza la posta (o il livello di blasfemia a seconda dei gusti) e mette contro il principe delle tenebre un improbabile esorcista che beve, fa gli sberleffi alle suore e viaggia in lambretta (perfino nel tragitto Roma-Castiglia-Roma), svolgendo il suo ufficio in un ancora più improbabile Italia degli anni ’80 in cui Papa non è Karol Wojtyla, ma un barbuto Franco Nero, i cardinali hanno tipo 25 anni (roba che manco i tempi dei Borgia) e Tropea è un paesino di montagna (ovviamente pieno di zotici tutti casa e chiesa) che sta in provincia di Reggio Calabria e non di Vibo Valentia (ma c….o almeno guardare Wikipedia????).

In parole povere, il regista sfrutta il fascino della figura di padre Amorth, degli horror a sfondo religioso e il talento Russel Crowe (innegabile malgrado la tonaca e i kili di troppo)per realizzare uno specie di action movie una specie di Mario Brega in abito talare fin troppo umano la cui 44 magnum è sostituita dalle preghiere (spesso farfugliate in maniera imbarazzante) e dai crocifissi, il cui nemico non è qualche psicopatico omicida ma il signore degli inferi in persona che sfrutta il senso di colpa degli uomini. Il resto è routine tra “salti di paura”, camminate del ragno, ettolitri di sangue, zinne di fuori (sic!!!) e l’immancabile demonietto sboccato dalla voce gutturale.

Insomma nulla di nuovo o di originale in un film a tratti interessante ma nel complesso noioso che né la curiosità per il personaggio a cui è ispirato né la bravura del protagonista riescono a salvare dalla mediocrità.

Andrea Persi

Share.

“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

Leave A Reply