La vita del “Re del Pop” Michael Jackson (Jaafar Jackson) dagli esordi con i fratelli nella band dei Jackson 5 al Bad World Tour del 1987.

Biopic a “conduzione familiare”, non solo il protagonista Jaafar Jackson, anche lui cantante attore e ballerino è il figlio del fratello maggiore dell’artista, Jermaine, ma tra i produttori troviamo anche John Branca, avvocato e amico di Michael per 40 anni dopo il suo esordio da solista, in cui il regista Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur e la trilogia di The Equalizer, con Denzel Washington),

Biopic a “conduzione familiare”, non solo il protagonista Jaafar Jackson, anche lui cantante attore e ballerino è il figlio del fratello maggiore dell’artista, Jermaine, ma tra i produttori troviamo anche John Branca, avvocato e amico di Michael per 40 anni dopo il suo esordio da solista, in cui il regista Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur e la trilogia di The Equalizer, con Denzel Washington),trasfigura il cantante in maniera quasi angelica facendone una sorta di bambino innocente che non è mai cresciuto (eloquente la scena in cui i fratelli, maggiori e minori, i rifiutano di giocare con lui a “twister) perché la propria infanzia gli è stata sottratta da un padre (magistralmente interpretato dal due volte candidato all’Oscar Colman Domingo) il cui desiderio di riscattare la propria famiglia dalla povertà della provincia americana diventa egocentrico desiderio di controllo del suo membro con maggiore talento che a sua volta si trova combattuto tra il desiderio di libertà a la lealtà alla propria famiglia, che il genitore cerca di manipolare a suo vantaggio, ma allo stesso tempo si dimostra straordinariamente intuitivo dal punto di vista artistico nel capire il valore dell’arte e quali siano i gusti e le passioni del pubblico.

In questo contesto è interessante notare come, secondo il regista, strumento dell’affrancazione di Michael siano non i suoi altri familiari che anzi, tolta la madre Katherine (Nia Long), rimangono quasi sempre sullo sfondo ma quei personaggi dello show business come il già citato John Branca (Miles Teller), la fedele guardia del corpo Bill Bray (KeiLyn Durrel Jones) i produttori Quincy Jones (Kendrick Sampson) e Berry Gordy (Larenz Tate) che anziché rappresentare un pericolo per il giovane artista, incarnano la sua “ancora di salvezza”, comprendendo la grandezza a cui è destinato: altre scene in questo senso emblematiche sono quando, grazie a Branca, Michael riesce a ottenere che Thriller venga trasmesso su Mtv e quella dell’incidente dello Shrine Auditorium di Los Angeles origina dalla consuete ambizioni paterne.

La riscrittura della storia, che ha eliminato il periodo più oscuro della carriera di Michael Jackson, quello delle accuse di pedofilia e del clamoroso processo del 2003 esaltando spesso, invece, l’affetto e la generosità della star per i bambini malati) rendono la pellicola una sorta di favola a lieto fine sulle note di capolavori come ABC, Billie Jean, Thriller e Bad   che sia Jaafar Jackson che Juliano Krue Valdi (nel ruolo di Michael da bambino) interpretano magistralmente riuscendo a coinvolgere totalmente il pubblico in sala.

L’incubo degli ultimi anni di Jackson, forse è destinato a un successivo film, ma per chi ha amato l’artista d Gary e la sua musica, va anche bene così.

Andrea Persi

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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