La piccola Katie (Natalie Grace) scompare misteriosamente in Egitto, ricomparendo altrettanto inspiegabilmente dopo otto anni. Ma i genitori Charlie (Jack Reynor) e Larissa (Laia Costa) si rendono rapidamente conto che dietro il suo ritorno c’è qualcosa di inquietante.

Non è dato sapere se l’inserimento nel titolo del nome del regista sia una scelta della produzione o un momento di autocompiacimento di un cineasta al suo terzo film che in questa pellicola mescola insieme lo splatter e il contesto familiare della precedente La casa – Il risveglio del male e le ambientazioni esotichee de L’Esorcista in un filmche alla ricerca di uno spessore narrativo superiore ai comuni horror finisce da un lato con l’avere una durata eccessiva per lo spettatore medio (oltre le due ore) e dall’altro a non offrire più scene disgustose di parassitosi e frattaglie che fuoriescono dappertutto che realmente angoscianti o spaventose tranne che vedono protagonista Nonna Cannon, interpretata dall’attrice messicana Veronica Falcón, unico personaggio,, abbastanza ben delineato da uscire dagli stereotipi in cui finiscono relegati gli altri personaggi, dagli inutili figli minori, alla madre che pensa bene di curare la figlia, letteralmente “più morta che viva”, riportandola a casa (perché, si sa, che nulla cura meglio una ragazza catatonica con saltuari momenti in cui sfoggia la forza dell’Incredibile Hulk che l’amore della propria famiglia) al padre sempliciotto che impiega tutta la pellicola per capire cosa sta succedendo, nonostante venga aiutato dai soliti comprimari del poliziotto (in questo caso poliziotta) macho, intuitivo e che riesce ad arrivare in una mezza giornata dall’Egitto al Nuovo Messico, allo studioso dell’occulto che fornisce gli indispensabili e improbabili “spiegoni” per tappare i buchi logici di trama mentre quelli di narrativi, tra cui le ragioni ad c….um con cui sui motivi della scomparsa e della ricomparsa di Katie rimangono e la fanno da padrone.

Apprezzabile, in ogni caso, il fatto che Cronin cerchi di restituire, anche con una certa dose di fantasia nel citazionismo che pervade la pellicola e in un finale interessante, le atmosfere horror a una storia ridotta a un fumettone dalle pellicole di Stephen Sommers e connesse e a una brutta copia di Indiana Jones dalla pellicola di Alex Kurtzman con Tom Cruise che più che un reboot si è rivelata una pietra sepolcrale per la saga.

Purtroppo però, nella sua foga di accumulare idee, il regista di Dublino sembra rimanerne “schiacciato” realizzando un film con in cui i momenti veramente spaventosi appaiono eccessivamente dilatati rispetto alla storia complessiva

Andrea Persi

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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