mercoledì, Giugno 10

Mentre il mondo sembra precipitare inevitabilmente verso un disastro di proporzioni planetarie, l’informatico Daniel Kellner (Josh O’Connor) e la giornalista Margaret Fairchild (Emily Blunt) si trovano coinvolti in misteriosi eventi che riguardano l’esistenza degli extraterrestri, i loro tentativi di entrare in contatto con gli uomini e i pluridecennali tentativi della potente Wardex guidata dall’inflessibile Noah Scanlon (Colin Firth) di nascondere la verità.

 Quasi mezzo secolo dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo e 24 dopo la serie TV Taken (di cui è stato produttore), Spielberg conclude, in un certo senso, una sorta di trilogia sugli alieni buoni che arrivano nel nostro pianeta non per caso (come il mitico E.T.) non per invaderlo come nel catastrofico (in ogni senso) La guerra dei mondi ma solo per conoscerci e, probabilmente, per aiutarci a frenare la nostra natura autodistruttiva perché come dice David Morse in Contact con Jodie Foster: “noi umani siamo capaci di bellissimi sogni ma anche di incubi orribili”. 

Il film, quindi, che si dipana in road movie con i protagonisti in fuga dai “poteri forti” e che a ogni sosta fanno nuove scoperte (anche di carattere interiore) va visto, come l’epilogo di una storia iniziata cinquant’anni fa e che, nella prospettiva del regista, è servita a prepararci alla “rivelazione” del titolo, mentre nei precedenti capitoli gli alieni entravano in contatto (Incontri Ravvicinati) ci conoscevano (Taken) anche se naturalmente la pellicola segue un filo narrativo a sé stante che non sfugge a qualche prolissità nella parte centrale della storia, più che altro dovuta al fatto che il pubblico dei film di fantascienza è ormai abituato a taluni schemi fissi della narrazione, come la stupidità dei cattivi che sparano peggio di un cowboy orbo o non si avvedono che i buoni scappano alle loro spalle, e in questo senso poi, il regista di Cincinnati è famoso per risolvere in maniera incruenta (e quindi poco hollywoodiana) le scene d’azione, poiché i personaggi di Spielberg non sono buoni o cattivi, ma, anche se spesso è difficile crederlo per il mondo reale, persone che possono fare scelte buone o cattive e che devono solo avere la possibilità di redimersi, come il personaggio di Hugo, interpretato da Colman Domingo.

Ed è infatti di scelte e di redenzione a livello planetario che parla il film le quali possono essere raggiunte svelando (o continuando a celare a seconda di punti di vista) la verità sugli alieni che, come si fa notare in uno dei dialoghi più efficaci del film tra Sorella Maura (Elizabeth Marvel) e Jane (Eve Hewson) rientrano anche loro nel disegno di Dio.

E qui vanno spese due parole sul cast formato, come quello di The Fabelmans non da grandissime ma da professionisti ma da solidi professionisti con Colin Firth ed Emily Blunt che infatti offrono, come fece anche Michelle Williams interpretazioni convincete in un contesto di fantascienza. Gradevole anche la colonna sonora di John Williams, anche se non una delle migliori del maestro.

Un film di rivelazioni con una sola certezza: nonostante alcune pellicole sfortunate, Spielberg resta uno dei registi più rappresentativi di questo secolo e del precedente. 

Andrea Persi

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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