Mentre un gruppo pupazzi Buzz Lightyear, disperso a seguito del naufragio di una nave mercantile, cerca di tornare al “comando stellare”, i giocattoli di Bonnie si trovano ad affrontare il tablet Lilypad che minaccia di renderli obsoleti.

Per il pubblico sono passati trent’anni: Ilaria Stagni, storica “voce” della cowgirl Jessie, di cui in questo film vengono raccontate le origini, ha ricordato che nella sua prima esperienza in Toy Story 2 suo figlio era bambino e oggi ha passato la trentina mentre Sal Da Vinci, che doppia in un cameo il personaggio di Pizza cu ‘e llente, che all’epoca del primo film era appena diventato padre mentre oggi oggi è addirittura nonno di tre bambini  ma il franchise, come dice un vanesio Giulio Cesare interpretato da Alain Delon in Asterix e le Olimpiadi non è invecchiato ma maturato e ha fatto maturare i suoi spettatori non abdicando dal suo messaggio pedagogico che in questa pellicola è basata su tre linee narrative (la fuga dei Buzz, l’arrivo di Lilypad e il passato di Jessie) destinate a intrecciarsi fino alla conclusione (almeno per ora perché una scena nei titoli di coda suggerisce un possibile sequel) della storia.

Una storia che permette ai giovani spettatori di imparare, sia dal punto di vista dei giocattoli e dei bambini, che la “connessione” è diversa dall’amicizia, che “giocare” è un concetto differente dal passare il tempo magari davanti a un dispositivo e che l’importante è che gli amici (veri o inanimati) ci siano quando hai bisogno di loro e che dirgli addio fa parte del diventare grandi. Accanto all’accuratezza della trama in cui si può cogliere anche una citazione del film Miracolo a Milano di Cesare Zavattini, sua volta citato da Steven Spielberg in E.T. e all’ ormai imponente qualità e realismo della computer grafica il film forse difetta nelle parti umoristiche rispetto agli altri, pur offrendo buone dosi di divertimento: pensiamo al decadimento fisico di Woody divenuto giocattolo vagabondo nel precedente film o ai litigi tra Jessie e il congegno elettronico Smarty Pants.

Forse un giorno penseremo che il franchise si doveva fermare al terzo film in cui i giocattoli passano idealmente da un bambino all’altro, ma per il momento dobbiamo ammettere, opinioni del web alla mano, che la serie sta invecchiando (o maturando) molto bene.

Andrea Persi

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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