venerdì, Settembre 4

Bucking Fastard è un film su due sorelle, Jean e Joan Holbrooke, così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati all’unisono. Non possiamo vedere il mondo attraverso i loro occhi, ma possiamo osservare il modo in cui il mondo reagisce a loro: attraverso i tribunali e la stampa, attraverso coloro che cercano di aiutarle e coloro che vogliono sfruttarle, attraverso lo sguardo di animali domestici e selvatici, e persino attraverso l’eco delle loro stesse vite nelle profondità della terra.

Herzog torna in Concorso alla 83 edizione della Mostra del Cinema di Venezia con un film incisivo, insolito, ma chiaramente riconducibile alla metrica stilistica del celebre cineasta tedesco. Superlativa la scelta di coinvolgere le sorelle Kate e Rooney Mara, sorelle nella vita reale,  capaci di creare un’alchimia altamente viscerale nei loro ruoli da lasciare pensieroso il pubblico spettatore. Curioso ma insolito il tema trattato da Werner Herzog; questo approccio “sincretico” del mondo di fronte a questo pensiero unico di queste due sorelle, di queste due persone fisiche. Non è nuovo Herzog a lavori con tagli indiscutibilmente particolari, ma vista la storia recente del regista (e del suo approccio quasi esclusivo al documentario), un ritorno con un film particolare va senza dubbio enfatizzato.

Bucking Fastard  è quel lavoro che genera novità nella fruizione media di un film. L’arte dell’insolito nel raccontare una storia insolita, a tratti crepuscolare. Ovviamente soltanto un regista straordinario come Werner Herzog poteva realizzare un film potente nella sua interezza. Il pubblico spettatore, soprattutto quello con un certo gusto per l’autorialità, potrà rimanere sublimato dall’ennesimo sontuoso film realizzato da un cineasta che non delude mai, che paradossalmente stupisce ogni qual volta che si accinge nella realizzazione di un prodotto filmico. Il “Duca” Werner anche questa volta sale in cattedra e delizia il pubblico (e la critica) della Mostra del cinema di Venezia.

Alessio Giuffrida

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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