Tra tutte le versioni di Robin Hood, quella della Disney del 1973 resta l’unica che ti fa venir voglia di rubare ai ricchi… solo per poterlo fare ballando. Dimenticatevi Errol Flynn e Kevin Costner: qui il fuorilegge è una volpe affascinante con la parlantina sciolta, che ruba con stile e conquista con una piroetta.
La trama? Classica: Robin Hood e il fedele Little John (un orso bonaccione con l’accento da barista di periferia) derubano il perfido Principe Giovanni, un leone vigliacco con la sindrome da mammone cronico. Il tutto mentre la popolazione di Nottingham canta, soffre e spera che arrivi la rivoluzione… in forma di frecce e canzoncine.
A fare la differenza è il tono: un mix di medioevo e America anni ’70, tra folk, swing e momenti slapstick. Le animazioni, seppur “riciclate” da altri classici Disney (Baloo ringrazia), hanno un fascino vintage irresistibile. E poi c’è la colonna sonora con “Oo-De-Lally”, che ancora oggi ti entra in testa come un jingle pubblicitario di quelli buoni.
Difetti? Forse manca un po’ di epicità rispetto ad altri titoli Disney più blasonati, ma chi se ne importa: Robin Hood Disney è una festa leggera e intelligente, dove anche una lepre può diventare un eroe… e il Principe Giovanni un meme ante-litteram.
Voto finale: 8 frecce su 10, di cui almeno 2 rubate a Re Riccardo.
PS: Dopo averlo visto, sarete tentati di firmare le email con un elegante “Oo-De-Lally”.
