Nei tempi antichi esisteva solo l’oceano da cui emersa la Dea Madre Te Fiti, capace di creare la vita attraverso il proprio cuore. Ma il semidio muta forma Maui (Dwayne Johnson) lo rubò scatenando l’oscurità incarnata dal demone Te Kā e perdendo per sempre sia il cuore che il suo potente amo magico. Mille anni dopo, anche la pacifica isola di Motunui si trova minacciata dalle tenebre, e l’unico modo per sconfiggerla sembra essere che Vaiana (Catherine Laga’aia), la figlia del capo villaggio (John Tui),intraprenda un pericoloso viaggio per ritrovare Maui e restituire il cuore alla Dea Madre.
Live action del cartoon del 2016 che pur non rivelandosi un successo epocale e finendo al centro di qualche caso mediatico riguardo al titolo originale “Moana” modificato per il mercato italiano, anche se non è con Te Fiti (di chi?) le cose siano andate meglio, o alla ridda di luoghi comuni sui polinesiani, si dimostrò un buon successo di cui, comunque, non si sentiva certamente il bisogno di un film con attori in carne e ossa che nulla aggiunge ne alla storia ne agli effetti speciali.
Certamente Dwayne Johnson (che non a caso doppiava Maui nel cartoon) si dimostra molto più a proprio agio nella parte dell’eroe sbruffone e un comico (pensiamo all’ormai trilogia di Jumanji) che in quelli dell’eroe duro e inscalfibile anche l’esordiente Catherine Laga’aia dimostra buone capacità recitative specie quando è, a volte letteralmente, immersa negli effetti computerizzati, ma nel complesso, il film si limita a ricalcare il cartoon non portando nulla di nuovo alla storia, se non una grafica molto più elaborata e coinvolgente, che comunque sarebbe superficiale pensare che basti ad accontentare i giovani spettatori, specie se a essa vengono aggiunti minuti e minuti d’interminabili quanto inutili spiegoni della trama e di coreografie musicali in stile club med.
Il costo di oltre 250 milioni e gli incassi iniziali sue superano a malapena i 100 dimostrano però non che Oceania sia un brutto film, ma piuttosto che la cocciutaggine della Disney nell’investire in nei live action e nei sequel (nel 2029 uscirà Coco 2 e nel frattempo chissà quanti altri) anziché cercare di creare storie nuove e al passo con i tempi permetterà alla major al massimo di galleggiare ma non di innovare il genere dell’intrattenimento come ha sempre fatto in passato.
Andrea Persi
Oceania trailer ita
