L’affermata professoressa di Yale Alma Olsson (Julia Roberts) si trova coinvolta nella vicenda che vede il suo collega Henrik “Hank” Gibson (Andrew Garfield), accusato di molestie sessuali dalla studentessa Maggie (Ayo Edebiri).

La febbre di Hollywood è un’invenzione televisiva (se ne parla nel dodicesimo episodio della prima stagione della serie tv per adolescenti Big Time Rush) che ispirerebbe comportamenti bizzarri connessi al mondo nello spettacolo a chi ne è colpito. Viceversa, la sindrome di Gerusalemme è un reale disturbo che causa esaltazione religiosa in chi ne è colpito al punto di arrivare a considerare se stesso Dio in persona (se ne fa accenno nell’undicesimo episodio della terza stagione di X-Files, Rivelazioni).

Mischiate insieme, queste due affezioni potrebbero spiegare l’ultima pellicola di Luca Guadagnino, che indubbiamente ha fatto grandi progressi artistici dai tempi di Melissa P. ma che forse si è autoconvinto che ogni storia firmata da lui sia necessariamente un capolavoro. Se Bones and All o Challengers erano film di difficile lettura per il grande pubblico (e proprio per questo li rendeva interessanti), questa pellicola è un’apoteosi dell’autocompiacimento pomposo all’interno di una storia scialba (il pur bravo Garfield praticamente è la macchietta dell’insegnante spavaldo che viola le regole per mero piacere personale) prolissa e, in parecchie delle sottotrame, inverosimile (cioè mi faccio venire l’ulcera perché mi sento in colpa per un errore commesso da giovane???) che sembra quasi mirare a far sentire stupido lo spettatore, citando in maniera irritante e fuori luogo concetti sociologici e filosofici come il Panopticon  di Foucault o il mito di Ulisse e Demodoco.

Infatti, se anche il celebrato Chiamami col tuo nome non rappresentava un capolavoro a livello narrativo, ma era poco più che la storia di una cotta estiva che furbescamente si cercava di rendere interessante giocando sulla differenza d’età (cosa già visto fina dai tempi de Il laureato) e sul sesso dei protagonisti (cosa già vista anche questa ad esempio nel recente Rosso, Bianco & Sangue Blu, non certo, quindi, in un film di Federico Fellini) aveva il merito di essere ben recitato e arricchito da brillanti intuizioni visive e tecniche, in questo caso tolta la musica che fa da contrappunto alle scene di maggiore tensione (e spesso desta lo spettatore assopito) e le ottime prove recitative di Julia Roberts e di Michael Stuhlbarg nel ruolo di suo marito, qui non abbiamo nulla di tutto questo e anzi l’improbabile happy end collettivo non fa altro che rendere ancora più insipida una storia con pretese sociologiche e psicologiche sull’etica e la verità che alla resa dei conti si rileva estremamente superficiale.

Film più che confermare il talento di Guadagnino ne certifica (nonostante i buoni incassi che sta ottenendo e che speriamo siano, come lo erano per Alfred Hitchcock, un conforto per il cineasta siciliano) un regresso verso il livello di Melissa P. che speriamo si arresti alla svelta.

Andrea Persi

Guardate il Trailer

avatar dell'autore
giubors
“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

Leave A Reply