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    AVATAR 3 – FUOCO E CENERE

    giuborsBy giubors19 Dicembre 2025Updated:19 Dicembre 2025Nessun commento3 Mins Read

    Mentre devono superare un recente lutto, Jake Sully (Sam Worthington) e la sua famiglia sono minacciati dal redivivo Miles Quaritch (Stephen Lang) e dalla sanguinaria tribù della cenere, guidata dalla spietata Varang (Oona Chaplin).

    Nella terza gita su Pandora al fianco dei suoi Puffi affetti da gigantismo, Cameron sembra aver capito che il suo franchise (che la Disney avrebbe voluto ridimensionare facendone una trilogia ma che il regista canadese sembra determinato a portare a termine con i cinque film previsti) funziona meglio eliminando i tentativi di riflessioni su dinamiche sociologiche e familiari proprie della fantascienza cosiddetta soft e di film come Contact di Robert Zemeckis, o Interstellar di Christopher Nolan o di dare spessore fuori dagli stereotipi ai propri personaggi (tentavi che hanno entrambi timidamente caratterizzato il film precedente), concentrandoci invece sull’azione pura e l’indubbia maestria di Cameron nell’utilizzo degli effetti speciali e del 3d.

    Qui, infatti, tolta una generica riflessione sul trittico emotivo dolore-ira-odio, abbiamo un film con una storia che rigurgita quella dei film precedenti in cui ci sono, infatti, il ritorno del predatore alato Toruk Leonopteryx (talmente maestoso da avere nome e cognome!!!), del grasso di balena “pandoriana” che dona la giovinezza utilizzato, sebbene solo in parte, come macguffin narrativo, la Dea Madre Eywae,la battagliona finale, nuovamente anfibia e ovviamente il ritorno del perfido Miles Quaritch (Sthephan Lang) ormai avatarizzato anche lui e ora chiamato “colonnello Blu” (????).

    Nemmeno l’ingresso della tribù della cenere, (un branco alieni feticisti delle fiamme e della distruzione) apporta, nonostante la lodevole prova recitativa di Oona Castilla Chaplin (nipote del leggendario Charlot), novità in una storia che anziché creare nuovi elementi o approfondire le diverse sfaccettature sul mondo di Pandora si limita a riproporre e rielaborare quanto già abbiamo visto.

    Pietosa la recitazione del cast e i dialoghi del cast “pupazzato e non” (stai per essere unito alla coscienza collettiva del pianeta e l’unica cosa che sai dire è “merda”???) e improbabili narrativamente i camei di Sigourney Weaver, del già citato Giovanni Ribisi, di Kate Winslet e di David Thewlis (nel ruolo di una capo Na’vi che si esprime come uno che abbia appena subito una lobotomia transorbitale senza anestesia).

    A tutto questo sfacelo pone però rimedio la maestria e l’accuratezza tecniche con cui Cameron è riuscito a rendere iconiche pellicole come Terminator, Titanic e, a modo suo, True Lies, scanzonata e in parte involontaria, parodia dei film di spionaggio e che in questo caso consentono al regista di realizzare un film che regge bene le 3 ore e 17 di durata intrattenendo il pubblico molto meglio di quanto ha fatto il precedente capitolo (che ha chiuso la sua corsa con 2,3 miliardi di incassi) e tutto questo senza apportare novità di rilievo alla storia o ai personaggi (che anzi vorresti vedere schiacciati da un meteorite dopo l’ennesimo “bro” o “shit”), dimostrando che se ti chiami James Cameron può fare un’opera d’intrattenimento anche priva una storia e un cast, senza finire, letteralmente, in rovina con il maestro Francis Ford Coppola con Megalopolis, mentre se li hai, allora hai girato Titanic.

    Andrea Persi

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