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    Festival Villa Mèdicis

    giuborsBy giubors22 Settembre 2021Updated:22 Settembre 2021Nessun commento2 Mins Read

    Nella splendida Villa situata sulla sommità a Trinità dei Monti a Roma (il punto più alto della città) che ospita dal 1803 l’Accademia di Francia, si è tenuta in questi giorni la prima edizione del Festival cinematografico Villa Medici che per 4 giorni ha ospitato 14 registi che hanno presentato i loro lavori al vaglio della giuria formata dalla docente di Cinema Teresa Castro, dalla regista Mati Diop e dal maestro ungherese Bèla Tarr.

    Come miglior film è stato premiato Inside the Red Brick Wall del collettivo Hong Kong Documentary Filmmakers, che racconta i giorni della protesta nell’ex colonia britannica tra il 2019 e il 2020 contro il regime di Pechino, mentre il premio della Giuria è andato al regista Boliviano Kiro Russo per El Gran Movimiento, magico e allo stesso tempo realistico racconto delle vicende di un gruppo di minatori di La Paz.

    Altre opere di sicuro interesse sono state Lèv La Tèt Dann Fénwar della regista Érika Étangsalé e Il buco del nostro Michelangelo Frammartino, già vincitore del premio speciale della Giuria al recente Festival di Venezia.

    Il primo inizia come la storia personale del padre della regista, immigrato dall’isola di Riunione (possedimento francese nelle Antille) e come il proprio status di straniero abbia influito anche sulla figlia, per poi svilupparsi in una riflessione sul colonialismo e sull’eredità degli antenati. Molto poetiche le immagini che simboleggiano il legame di padre e figlia con la loro terra e la sua natura selvaggia e incontaminata.

    Diverso, quasi opposto, il film di Frammartino che racconta della spedizione speleologica nel 1961 sul Monte Pollino in Calabria e la scoperta dell’Abisso del Bifurto, una delle cavità sotterrane più profonde del mondo. Dopo un’introduzione in cui mostra un reportage d’epoca sul grattacielo della Pirelli, il regista milanese elimina quasi totalmente i dialoghi e i personaggi per lasciare spazio alla natura selvaggia della Calabria rurale degli anni ’60 (splendidamente ricostruita), creando un dualismo tra il paradiso (l’esterno) e inferno (il buco che gli speleologi vanno ad esplorare), fino al momento cruciale (rappresentato con la tecnica del montaggio alternato) in cui l’uomo del Boom economico conquista l’inferno, ma è quello semplice delle campagne che ascende in paradiso.

    Esordio molto interessante quello del Festival di Villa Medici che col tempo ha ottime possibilità di diventare un evento culturale di primo piano.

    Andrea Persi

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