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    La Casa Degli Sguardi – La Recensione

    giuborsBy giubors11 Aprile 2025Updated:11 Aprile 2025Nessun commento2 Mins Read

    Marco (Gianmarco Franchini) è un giovane poeta che percepisce in maniera profonda la sofferenza delle altre persone e questo lo conduce ad avere atteggiamenti talmente autodistruttivi da rifugiarsi delle droghe e nel bere. Dopo un incidente d’auto, suo padre (Luca Zingaretti), l’unico che gli è ancora accanto, lo fa assumere in una ditta di pulizie che si occupa dell’Ospedale Bambino Gesù. Il nuovo lavoro e le persone a cui verrà a contatto potrebbero aiutarlo a trovare un equilibrio nella propria vita.

    Tratto dal libro di Daniele Mencarelli, l’opera prima di Luca Zingaretti come regista (qui si ritaglia e svolge con la consueta bravura l’importante ruolo del padre del Marco) è un continuo climax di cadute e risalite del protagonista (notevole anche la sua performance, considerando che si stratta della seconda pellicola del giovane attore ciociaro dopo il distopico Adagio di Stefano Sollima) il cui disagio interiore che in realtà è un’empatia fuori del comune per il dolore del prossimo, fosse anche un bambino visto saltuariamente attraverso una finestra, che spesso, vedi la scena in cui Marco si scaglia contro il caposquadra Giovanni (Federico Tocci) perché lo crede insensibile, lo conduce ad atteggiamenti violenti verso gli altri (ma più spesso verso di sé) in un mondo in cui il singolo vede solo se stesso.

    Ed è questo il fulcro, anche amaramente ironico attorno a cui ruota il film: in un mondo egoista o che cerca di sublimare il dolore, un individuo, eccezionalmente sensibile è destinato ad apparire come un pazzo o un outsider, mentre se tutti fossero come lui, il mondo potrebbe essere un luogo con meno dolore. Zingaretti rispettando questa diversità del proprio protagonista adegua il ritmo della storia al suo, rendendo, a differenza di quello che accade in Tutto chiede salvezza, telefilm Netflix tratto anch’esso da un romanzo di Mencarelli, la narrazione maggiormente riflessiva e dilatata, riuscendo allo stesso tempo a non appesantirla e a non annoiare lo spettatore che anche nelle scene più insignificanti può rinvenire un tassello della storia di Marco.

    Un esordio interessante e coraggioso di uno dei nostri migliori e più poliedrici attori che non ha mostrato esitazioni nel raccontare con piglio sicuro una storia dai risvolti tutt’altro che scontati.

    Andrea Persi

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