La tranquillità di un remoto villaggio situato su di un’isola nordica è turbata dagli Ochi, creature magiche che vivono nei boschi. Il cacciatore Maxim (Willem Dafoe) sua figlia Yuri (Helena Zengel) e il figlio adottivo Petro (Finn Wolfhard) guidano i giovani del paese nella caccia delle creature, finché una di queste non viene catturata proprio da Yuri.

Quello che sembra apparentemente un film per bambini è, in effetti, un racconto di formazione “forte” che esalta, in una storia che predilige il tocco scenografico e visivo rispetto al ritmo e all’azione, i valori della tolleranza e della comprensione reciproca e difficoltà, in una società apparentemente iper connessa come la nostra, di comunicare con gli altri.

Non è infatti arduo cogliere nel film di Isaiah Saxon, ambientato nel luogo fiabesco di un’immaginaria isola del nord e girato alla vecchia maniera con pupazzi animatronici in un Cinema in cui ormai si fa uso e abuso degli effetti speciali digitali un parallelismo con i  problemi del nostro mondo che scaturiscono tutti dalla diffidenza e dall’intolleranza per i diversi a cui, metaforicamente o meno, si ritiene più semplice dare la caccia che cercare di comprenderli.

Willem Dafoe si dimostra monumentale anche in una pellicola atipica come questa (e viene nuovamente da chiedersi perché l’attore di Appleton non abbia mai vinto né un Oscar né un Golden Globe, Helena Zengel, già protagonista con Tom Hanks nell’inconsueto western Notizie dal mondouna bella scoperta mentre Finn Wolfhard conferma di possedere buone capacità attoriali che certamente gli saranno utili in vista dell’epilogo della serie Netflix Stranger things che lo ha reso famoso.

Un film che merita di essere visto per la sua profondità il suo essere anticonvenzionale ma che proprio per queste caratteristiche rischia di avere vita breve (se non brevissima) in sala

Andrea Persi

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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