La multinazionale dell’informatica Encom, fondata dal geniale Kevin Flynn (Jeff Bridges) e ora guidata dalle sorelle Tess (Selen Yun) ed Eve Kim (Greta Lee) è in lotta con la rivale Dillinger Systems, nelle mani di Julian (Evan Peters), nipote del fondatore e di sua madre Elisabeth (Gillian Anderson) per trovare un rivoluzionario programma informatico. Mentre Kim cerca di scovarlo indagando sul passato di Kevin Flynn, Dillinger si serve dei programmi da combattimento Ares (Jared Leto) e Athena (Jodie Turner-Smith).
Come nelle sue precedenti opere (pensiamo a Maleficent – Signora del Male o a I pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar) regista Joachim Rønning più che sulla storia o sugli effetti speciali punta sulla bravura recitativa dei suoi protagonisti.
In effetti, sotto il primo aspetto, la storia con la consueta ricerca di un santo graal (questa volta informatico) da parte dei buoni incarnati da un CEO mossa da intenti filantropici e che sta elaborando un profondo dolore personale e aiutata dal solito gruppo di amici nerd che costituiscono gli intermezzi comici del film contro un cattivo mosso da sete di denaro e praticamente identico (tranne che per i capelli) al Lex Luthor del Superman di James Gunn non è certamente una novità epocale, così come non lo sono il colore bianco che contraddistingue i buoni opposto al rosso dei cattivi o l’espediente delle creature del mondo dei Programmi, il famoso e famigerato “Grid” (anche se sarebbe la Grid=griglia) che, all’opposto dei precedenti film, accede a quello dei Creativi, ossia il nostro.
E certamente (e qui veniamo al secondo aspetto) il solito inseguimento con le moto virtuali o l’attacco dell’intercettore (mezzo resistente quanto uno Star Destroyer durante la battaglia di Scarif) portati nel mondo reale non esaltano più di tanto gli spettatori, abituati agli alieni della Marvel che distruggono le metropoli a ogni fine settimana, nonostante l’utilizzo della tecnologia Imax il cui abuso quasi sembra farla apparire obsoleta.

In effetti, sono le performance del deuteragonista Jared Leto, programma da combattimento che si esalta con gli anni ’80 e la musica dei Depeche Mode (piccola curiosità: in American psycho era l’ex frontman dei 30 seconds to Mars a sorbirsi gli sproloqui musicofili di Christian Bale sui Genenis qui invece è lui a tormentare l’imbarazzata protagonista) e di Jodie Turner-Smith, altro programma da combattimento fin troppo zelante nell’obbedire ai comandi ricevuti.
Le scene di combattimento dei due e soprattutto, il loro percorso emozionale (ben diverso dal piattume del personaggio di Quorra del film precedente) che li porta a evolversi da semplici “Pinocchio fatti di 0 e 1”) a esseri coscienti di se stessi anche se con personalità del tutto differenti rappresenta, grazie al talento dei due attori, la parte più interessante di un film meno ludico di Tron legacy e più attento, senza però rinunciare all’azione in stile Disney, a interrogarsi sull’eterno quesito (risalente a quando Mary Shelley oltre due secoli fa scrisse un romanzo su uno scienziato geniale ossessionato dall’idea di creare la vita) del rapporto tra l’uomo e la macchina.
Piacevole il ritorno di Jeff Bridges in un cameo in stile maestro Yoda molto più significativo del precedente, inutile e quasi offensivo per l’attore californiano, quello del proto-Joker della serie Gotham Cameron Monaghan.
Andrea Persi
Guarda il Trailer https://www.youtube.com/watch?v=JQG7NJZRWow
