Tutti gli alunni della classe elementare della giovane Justine Gandy (Jennifer Garner) tranne uno (Cary Christopher) scompaiano nel cuore della notte dopo essere usciti dalle loro case ed essersi messi a correre come Arale dell’omonimo cartone animato (boh???). Attraverso i diversi punti di vista delle persone coinvolte viene ricostruito ciò che è successo.
Film talmente brutto che definirlo immondizia è un insulto all’indifferenziata. Il regista Zachary Cregger forse vittima della sindrome di onnipotenza che colpì i Beatles nel loro periodo psichedelico, dopo il successo di The barbarian gestisce (male se non malissimo) il tentativo di realizzare un horror che presentava spunti interessanti e stimolanti che progressivamente si trasforma in una commedia splatter. Sottogenere che vanta illustri predecessori come Le colline hanno gli occhi o Cabin Fever, ma in questo caso realizzato pessimamente.
Infatti, dopo averci propinato per oltre un’ora (di un film che ne dura inutilmente due) un pasticciato quasi effetto-rashomon raccontando la storia dalle soggettive dei diversi personaggi che però non riportano il loro punto di vista ma ciò che effettivamente è avvenuto, ma esaltando eventi narrativi (salvo che nella scena dell’aggressione alla pompa di benzina) inutili alla funzionalità della storia.
Ad esempio: che ci frega della maestra (che, peraltro, nel corso del film si dimostra, in più di un’occasione, stupida quanto un comodino) che flirta un quarto d’ora col poliziotto Paul (Alden Ehrenreich, già protagonista del disastroso Solo – A star wars story) o di chi le abbia scritto Witch, ovvero strega (forse sbagliando la prima lettera) sulla macchina, arriva al più stupido e forzato degli epiloghi in un’ insipida accozzaglia di comico, grottesco e grandguignol e con delle vere e proprie voragini di sceneggiatura sulla scomparsa dei bambini o sui poliziotti che definire stupidi è un eufemismo, anche considerando che quello dell’ “eroe tonto” è un requisito necessario di ogni storia horror sia essa a carattere soprannaturale o meno, vedi ad esempio i franchise di Scream o Insidious.
In sostanza: ciò che nelle intenzioni probabile voleva essere un tentativo di rivoluzionare la commedia horror traendo spunto dalle fiabe del Pifferaio di Hamelin e di Hansel e Gretel si risolve in un rafforzato e autocompiaciuto racconto che può rivaleggiare in bruttezza e in assenza di senso logico con Megalopolis di Francis Ford Coppola (a cui comunque facciamo tanti auguri per il recente intervento al cuore; “Francis, non giocarci brutti tiri”) e che umilia attori del calibro e della bravura di Josh Brolin, qui nell’improbabile ruolo di un capomastro che risolve il caso tracciando due linee a casaccio su una mappa.
Andrea Persi
