domenica, Settembre 6

Promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, sentito il parere del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e del Dicastero per la Comunicazione, il riconoscimento è l’unico premio cinematografico al mondo attribuito dalla Santa Sede e uno dei premi collaterali della Mostra di Venezia. In occasione del premio Robert Bresson, abbiamo intervistato il celebre cineasta portoghese Pedro Costa. In oltre trent’anni di lavoro Pedro Costa ha tolto dal cinema tutto ciò che era superfluo. Luci, carrelli, musica, recitazione. Ha ereditato il rigore etico di Robert Bresson e lo ha trasformato in lezione di umanità nelle case buie di un quartiere demolito, tra gli uomini e le donne dimenticati dalla Storia. Non per questo il suo è un cinema che consoli o redima. La sua scommessa è il tempo, il volto, la luce sopravvissuta all’ombra. Il suo lascito agli ultimi: una forma. E a noi una testimonianza intransigente di quella ricerca del significato spirituale della vita che il Premio riconosce”, questa la motivazione del Premio.

Perché durante la cerimonia di premiazione hai asserito di non meritare questo premio?

“È davvero commovente ricevere un premio che porta il nome di una persona che è estremamente importante per tutti noi registi. Quando mi è stato annunciato che mi sarebbe stato conferito, la prima cosa che è ho pensato è che non lo meritavo. Dico questo perché il cinema è trasversale e mutabile nella sua interezza. Lo sono anche io”.

Perché presentando il tuo ultimo lavoro, hai affermato che col cinema si può giocare, mentre con la musica è diverso?

“Col cinema puoi giocare, dire che magari quel film non ti piace o meno, come dire che magari quel film realizzato da Moretti (citazione casuale) sia valido o meno. Con la musica tutto è diverso, perché ha una sua struttura, una sua composizione quindi non puoi destreggiarti o inventarti un qualcosa che possa scomporre la sua naturale interezza.”

Alessio Giuffrida

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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