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    Uno Rosso – la recensione

    giuborsBy giubors9 Novembre 2024Updated:9 Novembre 2024Nessun commento2 Mins Read

    Babbo Natale (J.K. Simmons) viene rapito. Toccherà al suo capo della sicurezza Callum Drift, (Dwayne Johnson), aiutato controvoglia dall’hacker Jack O’Malley (Chris Evans) ritrovarlo in tempo per il Natale.  

    Nuovo capitolo di quella serie di film (vedi Qualcuno salvi il Natale 1 e 2 con Kurt Russell o il lungometraggio di animazione Le cinque leggende) che cerca di “modernizzare” il mito di Santa Claus, questa volta descritto, in un Polo Nord hi-tech, come il capo di un’organizzazione segreta (strutturata come un’agenzia segreta americana) che si occupa per 364 giorni l’anno (a S. Stefano riposa) di portare gioia e felicità ai bambini.  

    Ne viene fuori un film che, partendo dal consueto soggetto del Natale a rischio salvato da un gruppo di eroi, per lo più improvvisato e improbabile, risulta nel complesso scialbo e piatto e che non sfrutta gli spunti interessanti (il compito di Babbo Natale è solo quello di premiare i buoni o anche di punire i cattivi?) indugiando, invece, su scene girate male, o comunque prive di ritmo come il combattimento contro i pupazzi di neve ai Caraibi (boh???) o la gara di schiaffoni con il Krampus (alter ego cattivo nonchè fratellastro di Babbo Natale) che qui sembra più una sorta di Loki che parla come le Sturmtruppen e che, infine, tenta di stupire il pubblico con espedienti scontati come il bracciale che rimpicciolisce e ingigantisce cose e persone e personaggi stereotipati come i protagonisti The Rock e Chris Evans (quest’ultimo espressivo come una mattonella del bagno) nel ruolo degli adulti che hanno smarrito o non hanno mai sentito lo spirito del Natale.  

    Uno spirito del Natale, e questo forse è l’aspetto più fastidioso di questa mal riuscita commistione di action movie e miti nordici, tra cui non solo il già citato Krampus, che viene rappresentato dal regista Jake Kasdan (figlio del mitico Lawrence e regista anche del remake di Jumanji e del suo sequel) dal materialistico del “ricevere doni”: in una delle scene iniziali in cui Simmons fa il Babbo Natale in un centro commerciale, compiacendosi con un CEO qualsiasi dei regali che vanno per la maggiore. 

    Pellicola poco riuscita (e poco ispirata), adatta alle famiglie che non hanno grosse pretese da un film natalizio.

    Andrea Persi

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