Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele. L’impegno morale di questo film spinge la posizione dei registi israeliani, di analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi attraverso la testimonianza di militari interni all’intelligence israeliana.
Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio.

Naza appare come lavoro necessario, con la capacità e soprattutto la responsabilità, di costituire una seria testimonianza a quanto sta accadendo al confine di Gaza e Tel Aviv dal punto di vista degli israeliani. Una sequela di prese di coscienza, rimorso ma anche incredibile confessione di un indottrinamento militare senza logica. Nonostante la necessità di certi critici, di voler rendere schierato il prodotto, Naza è un lavoro politico lucido, onesto per relegarlo a film che ha un suo schieramento. “L’obiettivo è la distruzione” , questo quello che riecheggia nelle confessioni, nelle confidenze di Naza. Un finale evitabile (forse ai limiti del ricattatorio) facendo vedere le cruente scene di famiglie palestinesi uccise, ma nonostante una lieve sbavatura, Naza merita attenzione. Tanta attenzione …

Alessio Giuffrida

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“Chi ride al cinema non guarisce dalla lebbra, ma per un'ora e mezza non ci pensa.” di Jim Carrey

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