Articoli recenti
    • Bridget Jones – Un amore di ragazzo, la recensione senza Spoiler.
    • “Fantasia” 🎼 Un’esperienza musicale senza pari
    • Mercy: Sotto Accusa 
    • Quando la magia incontra le ferite del cuore
    • I Simpson: recensione completa di una serie leggendaria ormai stanca
    Facebook
    Facebook Twitter Instagram Vimeo
    Passione Cinema
    Subscribe Login
    Passione Cinema
    Home»Film»Ricordando Peter Martell
    Film

    Ricordando Peter Martell

    Angelo D'AmbraBy Angelo D'Ambra6 Giugno 2022Nessun commento3 Mins Read

    Probabilmente tra le tante perle del mare di produzioni italo-spagnole finite nel dimenticatoio, “Due croci a Danger Pass” è una di quelle più lucenti. Il suo segreto è una intelligente sequenza di colpi di scena, una buona trama e un buon lotto di attori in cui spicca, Peter Martell, ovvero Pietro Martellanza.

     
    Il nostro nacque a Bolzano nel 1938 e si spense nella città natia nel 2010, dopo una bella carriera che toccò l’apice tra gli Anni Sessanta e Settanta per poi piombare nell’oblio.
     
    Passò dal lavare i piatti sui mercantili del Mare del Nord alle passarelle di Mister Italia sino ad approdare a Cinecittà in una vorticosa ascesa. Esordì nel 1963, con Totò in “Il comandante” di Paolo Heusch, proseguì in “La violenza e l’amore” di Adimaro Sala e tante piccole particine, spesso non accreditate. Nel 1966 fu in “Due once di piombo”, western di Maurizio Lucidi, e nello sci-fi di Margheriti “Il pianeta errante”. Iniziò lentamente a ritagliarsi maggior spazio ottenendo ruoli secondari in “Il cobra” di Sequi, “I lunghi giorni dell’odio” di Baldanello e “Dove si spara di più” di Puccini.
     
    Finalmente nel 1968 divenne Alex Mitchell, il protagonista di “Due croci a Danger Pass”, western di Rafael Romero Marchent. Nei cinema il pubblico conosceva un nuovo eroe.
     
    Lo apprezziamo in “Lola Colt” come compagno della Falana e in “Chiedi perdono a Dio… non a me”, di Vincenzo Musolino, poi Romero Marchent lo rivolle come protagonista, stavolta nei panni del capitano nordista Alan Bligh in “Ringo, il cavaliere solitario” del 1968. Lo stesso anno affiancò Dean Reed in “Dio li crea… Io li ammazzo!” di Paolo Bianchini, ma soprattutto fu di nuovo protagonista assoluto in un western, “Il lungo giorno del massacro”, di Alberto Cardone, in cui fu lo spietato sceriffo Joe Williams.
     
    Per Lucidi lavorò di nuovo in “Probabilità zero”, per Baldi in “Il pistolero dell’Ave Maria”, per Enzo Barboni in “Ciakmull”, per Demofilo Fidani in “Era Sam Wallash!… Lo chiamavano… E così sia!” con Robert Woods e Gordon Mitchell. Con stesso regista rivestì i panni di protagonista nel western “Il suo nome era Pot”, codiretto con Lucio Dandolo.
     
    Ormai le sue qualità erano riconosciute. I registi lo stimavano, sapevano che avrebbe potuto ottenere molto di più. Si sa doveva lui essere Cat, in “Dio perdona io no”, accanto a George Eastman (poi sostituito da Bud Spencer), ma durante un litigio con la fidanzata si ruppe un piede e involontariamente ciò lanciò Terence Hill. Lo ritroviamo invece nei gialli “Casa d’appuntamento” di Merghi e “La morte accarezza a mezzanotte” di Ercoli, con Gemma, Palance e Ursula Andress in “Safari Express” di Duccio Tessari e in “Deserto di fuoco” un film d’avventura con Edwige Fenech. Fu pure protagonista del western comico “La pazienza ha un limite… noi no!” di Franco Ciferri. Nella pellicola affiancò Salvatore Borgese in una riproposizione del “modello Bud Spencer e Terence Hill”. Il risultato non fu granché.
    “Troppo amante della libertà”, disse il produttore Manolo Bolognini, che pure avrebbe voluto farne un nuovo Franco Nero. Le possibilità c’erano. Maurizio Lucidi ricordò, non aveva fatto accademia, non aveva studiato, “la faccia era era interessante… era un attore naturale”. Con la fine degli spaghetti western, si concluse anche il grande sogno cinematografico di Peter Martell, che finì a vivere di stenti, in un furgone, tentando persino il suicidio.
     
    Questa storia la raccontò Fabrizio Favro nel documentario “Starring Peter Martell”, nel 1997.

     

     
     

     

     

     

    Angelo D’Ambra

    Due croci a Danger Pass Il pistolero dell'Ave Maria Peter Martell
    Previous ArticlePERCEPIRE L’INVISIBILE
    Next Article Top Gun Maverick , La Recensione
    Angelo D'Ambra

      Angelo D'Ambra, appassionato di cinema wester, gotico e surrealista, si diletta qui in critica cinematografica

      Related Posts

      Avatar: Fuoco e Cenere Il Cast a Milano

      10 Dicembre 2025

      ZOOTROPOLIS 2 – La Recensione

      26 Novembre 2025

      L’ultima missione: Project Hail Mary

      18 Novembre 2025

      The History of Sound – Sulle note di un amore 

      15 Novembre 2025

      Leave A Reply Cancel Reply

      Legal
      Informativa Privacy
      Facebook Twitter Instagram Pinterest
      © 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

      Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

      Sign In or Register

      Welcome Back!

      Login to your account below.

      Lost password?